Avevo un fuoco dentro by Tea Ranno

Avevo un fuoco dentro by Tea Ranno

autore:Tea Ranno [Ranno, Tea]
La lingua: ita
Format: epub
editore: Mondadori
pubblicato: 2024-01-12T12:00:00+00:00


33

«Guardi che deve stare tranquilla» dice il chirurgo. Le mani nelle tasche del camice, i capelli grigi sulle tempie, un dolcevita nero, le occhiaie, l’aria più stanca del solito.

«In genere non mi capita.»

«Devono aver affondato il coltello nella ferita fresca» mormora tentando la battuta. Senza saperlo, ha usato la metafora giusta.

«Più o meno.»

«Si deve proteggere. Lo dico per lei. Glielo dico per esperienza.» Cancella il sorriso e torna professionale, aggiunge che nei prossimi giorni toglieranno i drenaggi, poi i punti, poi potrò tornarmene a Roma. «La staranno aspettando.»

Faccio un cenno vago. La mia famiglia è in Sicilia, gli affetti pure.

«Roma è bellissima» fa lui.

«È vero. Ma non è casa.»

«Da quanto tempo ci abita?»

«Quasi quattordici anni. Le mie figlie sono nate lì.»

«Bene. Passi una buona giornata» e si dilegua, come pentito d’aver chiacchierato troppo.

Ripenso a Lavinia, ai nostri primi discorsi.

“Ho avuto il primo sangue a dieci anni, ora ne ho quasi quaranta” mi disse la prima volta che pranzammo insieme. “Sono trent’anni che questa malattia bastarda mi fa soffrire. I dolori li ho avuti forti sin dal principio, poi si sono fatti più forti. Dolori, vomito, la vergogna quando mi sporcavo di sangue il grembiule...”

“Io ho un cane nella pancia che non mi dà pace.”

Mi guardò sorpresa.

“Ma pure un fuoco. Cioè... certe volte il dolore è come un cane che mozzica, certe altre è come un fuoco che brucia.”

“Quanto sei poetica! Che fai nella vita?”

“Sono laureata in giurisprudenza.”

“Un avvocato non parla così. Che altro fai?”

“Scrivo storie.”

“Com’è che fai di cognome?”

“Ranno.”

Chiuse gli occhi per concentrarsi meglio, li spalancò: “La Ranno di Cenere?”.

“Quella.”

Un fischio di ammirazione.

Mi parve strano, la Ranno di Cenere non erano in molti a conoscerla.

“Sono una libraia” spiegò.

“Ah, ecco.”

Mi guardò con una simpatia che le accese lo sguardo.

“Sai che te dico? Che io e te facciamo una squadra vincente. Il prossimo libro che scrivi lo spalmiamo dappertutto, parola mia.”

La rivedo ai piedi del letto, infiammata di rabbia: “Scrivi che non t’hanno mai creduta... che t’hanno quasi uccisa”. “No!” la mia mente urla.

«No!» esclamo a voce troppo alta.

«Ma se manco sai cosa c’è dentro.» Emanuele mi guarda perplesso.

Non l’ho visto né sentito arrivare. Ha un fagotto tra le mani.

«Con chi ce l’hai?»

Fingo di non aver sentito, indico il pacco: «È tornato Babbo Natale?».

«La Befana.»

«Se è carbone, no grazie.»

Poggia il pacco sul letto: «Aprilo».

Via la carta da imballaggio, via la carta di giornale, via le bollicine di plastica, via la velina, via l’altra velina, compare una statuetta di ceramica bianca: una donna con le ali, gli occhi chiusi, il sorriso sognante, un copricapo tondo, una grande rosa tra le mani incrociate sul grembo, una rosellina sul petto. È così bella che ammutolisco.

«Allora?» Gli brillano gli occhi per la soddisfazione. «Ti piace questo carbone?»

«È un angelo?»

«Una Matrangela, una portatrice di luce» la rigira per mostrarmi il portacandela posto dietro il capo, «ma anche di serenità, prosperità, salute e via discorrendo.»

La sfioro coi polpastrelli. «È la madre degli angeli?» domando.

«Sì. Detta anche Pupa cu l’ali.»

«Sembra incinta.»

«Il negoziante m’ha detto che la si regala alle spose, è un simbolo di fecondità, di serenità.



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